APICOLTURA: UN TREND IN CRESCITA NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ DI UN SETTORE CHE DEVE FARE I CONTI CON INQUINAMENTO E CAMBIAMENTI CLIMATICI

Secondo i recenti dati ISMEA la produzione mondiale di miele è in costante crescita, in 10 anni l’incremento è stato del 23%. La produzione è concentrata prevalentemente in tre continenti: l’Asia, che da sola pesa per il 49% (con il ruolo guida della Cina), seguono l’Europa con il 21% e le Americhe con il 18% (Fonte FAO).

L’Europa è il secondo produttore mondiale con un totale di circa 17,5 milioni di alveari e oltre 650 mila apicoltori. Un settore con un limitato valore economico ma di inestimabile importanza per l’agricoltura, in quanto responsabile dell’80% delle impollinazioni dei prodotti agricoli (Commissione UE).

L’Italia è il quarto paese dell’Unione Europea per numero di alveari (1,5 milioni), dopo Spagna (2,9 milioni di alveari), Romania e Polonia (rispettivamente 1,8 e 1,6 milioni di alveari). Secondo i dati raccolti dalla Commissione Europea per ciascun Paese Membro, in media ogni apicoltore europeo possiede 21 alveari. Tuttavia il risultato è la media di dati molto differenti fra loro: in Grecia e Spagna ciascun apicoltore ha infatti più di 100 alveari e in Inghilterra e Germania ne ha mediamente solo 6 o 7. L’Italia insieme alla Francia, ha una media di 27 alveari per apicoltore

L’introduzione della Banca Dati Apistica, alla quale tutti gli apicoltori devono essere obbligatoriamente registrati dichiarando gli alveari detenuti e la loro posizione geografica, ha consentito di validare le stime scaturite negli anni riguardo alla consistenza degli apicoltori e degli alveari italiani, evidenziando un elevato numero di apicoltori e alveari e un numero di apicoltori con partita IVA più alto rispetto alle stime.

Dai dati della BDA aggiornati al 31 dicembre 2019 il numero degli alveari registrati in Italia si è incrementato del 7% rispetto al 2018:

  • gli apicoltori italiani detengono al 31 dicembre 2019 in totale 1.579.666 alveari e 256.110 sciami
  • sono 56.665 gli apicoltori in Italia di cui 38.500 circa produce per autoconsumo (68%) e 18.200 sono apicoltori con partita IVA che producono per il mercato (32%)

La presenza di un numero così considerevole di apicoltori non professionisti costituisce allo stesso tempo una risorsa e un aspetto problematico. L’aspetto positivo riguarda soprattutto la funzione di impollinazione per l’agricoltura e per l’ecosistema; gli aspetti critici riguardano soprattutto la possibile influenza negativa sullo stato sanitario delle api, quando tali attività sono svolte al di fuori regole minime di gestione sanitaria.

In linea con i dati nazionali, anche in Puglia negli ultimi due anni c’è stato un significativo incremento del patrimonio apistico (+ 55%), passando da poco più di 18.000 alveari del 2017 a circa 28.000 alveari del 2019; a questi si sommano poi gli sciami (famiglie di api destinate ad entrare in produzione nell’anno successivo) il cui numero negli ultimi tre anni oscilla tra le 10 e le 12 mila unità, portando, di fatto il patrimonio apistico regionale ad oltre 40.000 unità (27.980 alveari e 12.225 sciami) al censimento ufficiale del 31 dicembre 2019.

Ma diamo uno sguardo nel dettaglio ai dati della nostra Regione, estrapolandoli dalle informazioni ufficiali della BDA al 31 dicembre 2019 (dati elaborati il 02/01/2020, www.vetinfo.it).

In Puglia sono ufficialmente censiti oltre 900 apicoltori, dei quali poco più di un terzo (313 apicoltori) sono apicoltori con partita IVA, che producono per la commercializzazione, il restante sono apicoltori che producono per autoconsumo (597 apicoltori).

La media degli alveari posseduti dagli apicoltori in autoconsumo è di 10 alveari per apicoltore, mentre ognuno degli oltre 300 apicoltori con partita IVA detiene mediamente circa 70 alveari.

Di significativa importanza è il dato relativo alle produzioni biologiche: secondo i dati della BDA, in Puglia al 31 dicembre 2019 sono presenti circa 50 produttori apistici biologici (+ 30% rispetto al 2017, + 10% rispetto al 2018), che dichiarano di condurre secondo il sistema di produzione biologica certificata gli oltre 3.600 alveari  in loro possesso (circa il 13% del patrimonio apistico regionale). L’apicoltura biologica, dunque, si conferma come una importante opportunità utile all’apicoltore a differenziare il prodotto, a marginalizzare l’attività ed a facilitare la collocazione sul mercato dei prodotti apistici.

Fonte dati: ISMEA, FAO, Banca dati dell’Anagrafe Apistica Nazionale, Commissione UE.